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Cristiano Taglioretti
Una crisi economica come quella che stiamo attraversando ha molteplici conseguenze. Nel presente, con effetti sotto gli occhi di tutti, e nel futuro, dove prevedere quanto accadrà è un po’ più complicato. Normalmente, si costruiscono modelli che stimano le risorse a disposizione negli anni a venire e si sviluppano strategie adeguate. Se poi arriva una crisi, inaspettata soprattutto nella sua profondità come questa, queste tabelle di marcia nella migliore delle ipotesi vanno corrette, nella peggiore vanno riviste del tutto.
Un esempio concreto arriva dalla lotta all’AIDS. Secondo le ultme stime di UNAIDS (www.unaids.org/globalreport/global_report.htm), nel 2001 nel mondo vivevano 28,6 milioni di persone con l’HIV, mentre alla fine del 2009 erano 33,3 milioni (140mila in Italia): una crescita molto contenuta, grazie ai notevoli successi ottenuti nel campo della prevenzione - che oggi ha portato il tasso di infezione a un trend di decrescita - e dei farmaci retrovirali - che hanno permesso di abbassare il tasso di mortalità (-19% dal 2004 al 2009) rendendo possibile la convivenza con l’HIV. Nel2009, l’AIDS ha ucciso 1,8 milioni di persone (300mila meno del 2004), confermandosi la principale causa di morte per le donne nell’età riproduttiva. Oggi si sta stabilizzando l’area subsahariana (che da sola ospita due terzi degli infetti a livello globale), mentre emergono nuove zone di crisi, come le regioni dell’Est europeo e l’Asia centrale.
È facile immaginare come i costi, non solo in termini di vite umane, di una battaglia del genere, siano stratosferici. Sette miliardi di dollari solo nel 2010, una cifra impressionante solo se non si tiene presente che l’anno precedente era del 10% superiore. Le entrate sono diminuite e diminuiranno ulteriormente, mentre UNAIDS stima che per raggiungere i suoi obiettivi nel 2015 - come per esempio portare a zero l’indice di trasmissione della malattia tra madre e figlio - bisognerebbe assestarsi su una spesa media annua di circa 22 miliardi. Per rispondere a situazioni simili, è chiaro che non è sufficiente stimolare la raccolta fondi e gli investimenti pubblici, serve una nuova chiave di lettura, ripensare il problema in termini diversi. Il punto non è solo trovare più finanziatori, ma fare in modo che i soldi a disposizione siano gestiti nel modo più intelligente possibile.
RethinkingHIV (Rethinkhiv.com) è un progetto, lanciato da RUSH Foundation e Copenhagen Consensus Center, che parte da un semplice presupposto: un dollaro non può essere speso due volte. Il problema diventa quindi non solo trovare un altro dollaro, ma capire come e dove il dollaro a disposizione debba essere speso (sulla stessa base, il Copenhagen Consensus affronta temi globali da anni). Per rispondere, è stato formato un panel di cinque economisti (tra i quali i Nobel Edward C. Prescott, Vernon Smith e Thomas C. Schelling), che valuterà costi e benefici delle linee di ricerca, degli interventi sul campo, delle politiche di prevenzione, stabilendo le priorità nella lista della spesa. Meno sprechi, meno dispersione delle risorse, più efficienza. Non è un vaccino, ma forse ci aiuterà a raggiungerlo.
Ad aiutare, non solo in questo campo specifico, potrebbe essere anche lo sviluppo di realtà come Foldit (Fold.it/portal), che sfrutta l’idea di crowdsourcing un po’ come fa il SETI per l’astrono- mia. Qui però non si parla di un’analisi dati in remoto, ma di una partecipazione attiva dell’utente. Come? Si scarica un software - sviluppato dal Dipartimento di Biochimica dell’Università di Washington - e si inizia a giocare con il modello tridimensionale di una proteina. La ruoti, crei nuove combinazioni, modifichi gli spazi, cerchi di farla funzionare raggiungendo un punteggio. In questo modo, migliaia di utenti sfidandosi on line hanno iniettato un’enorme dose di variabile umana a un processo di ricerca solitamente affidato ai computer. E ha funzionato: la community ha risolto la struttura di un enzima responsabile della sopravvi- venza e la propagazione di una proteina del virus dell’AIDS. In tre settimane, è stato risolto un puzzle sul tavolo degli scienziati da 15 anni. A costo zero.